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    18 ott 20265 min di lettura

    Cosa succede a foto e account online il giorno in cui morite

    Contatto erede su iPhone, Gestione account inattivo su Google: come lasciare foto, file e account a chi resta. Gratis, in un quarto d'ora. Quasi nessuno lo sa.

    Cosa succede a foto e account online il giorno in cui morite

    L'anno scorso ho aiutato una famiglia dopo un funerale. Cercavano le fotografie del padre, migliaia di scatti fatti negli ultimi quindici anni. Erano tutte lì, nel telefono, salvate su iCloud. Nessuno conosceva il codice di sblocco. Abbiamo passato settimane tra moduli, certificati e risposte automatiche. Alcune di quelle foto non le hanno più recuperate.

    È una scena che si ripete in continuazione e di cui non parla nessuno. Prepariamo il testamento per la casa e per il conto in banca, e lasciamo tutta la nostra vita digitale dietro una password che muore con noi.

    Va detto subito che il diritto successorio svizzero non contiene disposizioni specifiche sul patrimonio digitale. Non esiste una norma che dica agli eredi come entrare in un account. Le regole le fanno le aziende americane, e per fortuna gli strumenti esistono. Sono gratuiti, si attivano in un quarto d'ora e quasi nessuno li conosce.

    Sull'iPhone la funzione si chiama Contatto erede. Si trova in Impostazioni, si tocca il proprio nome in cima, poi Password e sicurezza, poi Contatto erede. Si sceglie una persona di fiducia dalla rubrica, che riceve una chiave di accesso. Alla vostra morte, presentando quella chiave e il certificato di morte, quella persona ottiene l'accesso a foto, messaggi, note, file, contatti e backup. Non ottiene le password salvate nel portachiavi e non ottiene i contenuti acquistati in licenza, come film e musica, che restano intrasmissibili.

    Su Android (Google) la funzione si chiama Gestione account inattivo e si trova entrando nel proprio account Google, alla voce Dati e privacy. Si sceglie dopo quanti mesi di inattività scatta la procedura, si indicano fino a dieci persone di fiducia con la relativa email, e si decide cosa possono scaricare: le foto, i file su Drive, la posta. Si può anche stabilire che l'account venga cancellato del tutto. È l'unico strumento che funziona in automatico, senza bisogno che qualcuno si muova.

    Su Facebook e Instagram esiste il contatto erede, che può trasformare il profilo in commemorativo o chiederne la cancellazione. Attenzione a un dettaglio che sorprende molti: quel contatto gestisce il profilo ma non può leggere i messaggi privati. Nessuna delle grandi piattaforme li considera trasmissibili.

    Tre consigli pratici per non lasciare il lavoro sporco a chi resta.

    Il primo è di partire dal telefono. Se in famiglia una sola persona conosce il codice di sblocco del proprio apparecchio e non lo ha scritto da nessuna parte, tutto il resto è teoria. Un foglio in cassaforte con il codice e le indicazioni essenziali risolve più problemi di qualsiasi impostazione. Chi usa un gestore di password troverà al suo interno una funzione di accesso di emergenza, che fa lo stesso lavoro in modo più elegante.

    Il secondo riguarda gli abbonamenti. Quando una persona muore, i suoi abbonamenti continuano a rinnovarsi e ad addebitare. Streaming, spazio cloud, applicazioni, servizi di ogni genere. Fate una lista, indicate dove si disdicono, e aggiornatela una volta all'anno.

    Il terzo è di mettere due righe nelle disposizioni testamentarie. Non serve un documento complicato: basta indicare chi si occupa del patrimonio digitale e dove trovare le istruzioni. Il notaio o l'avvocato di famiglia sa come inquadrarlo. Costa nulla e vale moltissimo.

    Chi ha un'azienda ha un problema in più, e più urgente. La pagina Facebook, il profilo aziendale, il dominio del sito, la casella di posta principale e l'accesso al gestionale sono spesso nelle mani di una sola persona. Quando quella persona manca, di colpo o per malattia, l'attività si ferma. Due nomi con accesso a ogni servizio critico non sono un lusso, sono continuità aziendale.

    Vi lascio con il pensiero che mi è rimasto dopo quella vicenda. Le nostre fotografie non stanno più in una scatola in solaio, dove chiunque le trovava. Stanno dentro un sistema costruito apposta perché nessuno, tranne noi, possa entrarci. È una protezione formidabile finché siamo vivi. Diventa un muro il giorno dopo. Un quarto d'ora questa settimana, e quel muro ha una porta

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