Da luglio il vostro operatore vi avvisa se il numero è falso
Dal primo luglio gli operatori svizzeri bloccano i numeri falsificati. Ma contro una voce clonata dall'AI non basta: la parola d'ordine di famiglia sì.

Il 2 giugno scorso la Polizia cantonale ticinese ha fermato due persone mentre passavano a ritirare denaro e gioielli da una vittima. La scena precedente la conoscete: una telefonata, una voce che si spaccia per agente di polizia, un familiare presentato come coinvolto in una rapina, la richiesta di pagare subito per evitargli il carcere. Non è successo a Milano né a Zurigo. È successo in Ticino.
Questi raggiri hanno un nome tecnico, chiamate shock, e hanno sostituito la vecchia truffa del nipote. L'Ufficio federale della cibersicurezza ha registrato una triplicazione delle telefonate fatte a nome di finte autorità nel giro di un anno. Il motivo della crescita è che due tecnologie si sono incontrate.
La prima è lo spoofing, cioè la falsificazione del numero che compare sul display. Il truffatore chiama dall'estero e sul vostro telefono appare il numero della banca, del comune o della polizia. La seconda è la clonazione della voce. Oggi bastano pochi secondi di audio, presi da un video pubblicato sui social o da un messaggio vocale, per generare una voce artificiale identica a quella di vostro figlio. Non è fantascienza e non costa quasi nulla.
Su questo fronte una buona notizia c'è, ed è recentissima. Dal primo luglio di quest'anno gli operatori telefonici svizzeri sono obbligati a etichettare come sconosciuti i numeri di cellulare sospetti, oppure a bloccarli del tutto quando l'uso fraudolento è evidente. La stessa regola valeva già dall'inizio dell'anno per i numeri di rete fissa, e da novembre scorso i filtri contro le chiamate pubblicitarie sono attivi in automatico. Sono misure imposte dall'Ufficio federale delle comunicazioni, e funzionano senza che dobbiate configurare niente.
Detto questo, non illudetevi che il problema sia risolto. Il filtro intercetta i numeri falsificati, non le chiamate fatte da numeri esteri veri, che i truffatori stanno già usando, né i messaggi su WhatsApp. E soprattutto non tocca il vero punto debole, che non è il display. È l'orecchio.
Contro una voce clonata bene non esiste difesa auditiva. Non provateci nemmeno. La difesa è un sistema che si decide una volta sola, in un momento tranquillo, e che il panico non può smontare.
Il primo passo è la parola d'ordine di famiglia. Scegliete una parola o una frase breve, concordata con figli, nipoti e genitori, da chiedere quando qualcuno telefona in emergenza. Deve essere un segreto vero, non il nome del cane e non la via di casa, perché quelle informazioni stanno tutte sui social. Chi non la sa dire, non è chi dice di essere.
Il secondo passo è una regola sola, valida sempre: si riaggancia e si richiama. Mai richiamare il numero da cui è arrivata la chiamata. Si compone il numero che avete in rubrica da anni. Se non risponde, si chiama un altro parente. Nel frattempo, nessuno consegna niente a nessuno. Nessuna autorità svizzera, in nessun caso, manda qualcuno a ritirare contanti, oro o gioielli a domicilio.
Il terzo passo riguarda i vostri contenuti. Chi pubblica video parlati sui social sta regalando la materia prima. Non dico di smettere, dico di saperlo. Chi ha un'azienda dovrebbe inoltre fissare una regola scritta: nessun bonifico parte su ordine vocale, nemmeno se al telefono c'è la voce del titolare. Le truffe al direttore finanziario funzionano esattamente così, e le PMI ticinesi non sono troppo piccole per essere prese di mira.
Se il tentativo arriva, la chiamata da fare è al 117. Se invece è passata via email, SMS o WhatsApp, esiste il modulo di segnalazione dell'Ufficio federale della cibersicurezza, che raccoglie i casi e permette di intervenire sui canali usati. Segnalare sembra inutile sul momento e invece è così che i numeri vengono bloccati.
Un'ultima cosa, che vale più di ogni consiglio tecnico. Le vittime spesso non denunciano per vergogna. Ho parlato con persone brillanti, lucide, cadute in pieno. Non è questione di essere ingenui, è questione di essere colti nel momento in cui la paura per un figlio spegne il ragionamento. Parlatene a tavola questa domenica, con i vostri genitori e con i vostri ragazzi. Una conversazione di dieci minuti oggi vale più di qualsiasi filtro attivato dall'operatore.